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Ultima

Haiku

Bacche rosse
su rami imbiancati.
È’ già inverno

(Angela)

 

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Lo haiku in lingua italiana, a cura dell’Associazione Italiana Haiku (AIH)

ottobre 27, 2018
Riproponiamo qui, a beneficio di neofiti ed esperti, il manifesto dell’Associazione Italiana Haiku.

Il presente documento (pubblicato per la prima volta il 1° agosto 2015 sul sito ufficiale AIH da Luca Cenisi e Andrea Cecon) intende fornire una definizione chiara – ma al contempo aperta – della poesia haiku in lingua italiana.
Date, infatti, le differenze linguistiche tra il nostro Paese e il Giappone, e la conseguente impossibilità a trasporre con esattezza taluni elementi caratteristici del genere in questione (in primo luogo, la scansione fonetica in 17 on e i kireji¹), si è optato per un’enunciazione più marcatamente orientata al dato sostanziale, laddove, ferma restando la presenza degli elementi propri della tradizione haiku – come il riferimento stagionale e lo schema 5-7-5 – si è posto l’accento sul procedimento linguistico-concettuale sotteso alla sua formazione.
È stato, inoltre, introdotto un modello poetico, qui definito come “haiku monoverso” che, unico nel panorama letterario nazionale, intende proporre agli scrittori italiani un’alternativa effettiva e strutturalmente fondata allo haiku in tre versi distinti (che, giova ricordarlo, è frutto di una convenzione occidentale risalente al XIX secolo).

La definizione che segue, dunque, lungi dal voler fornire una soluzione chiusa ed incontrovertibile, intende piuttosto rappresentare un utile vademecum per quanti, neofiti o esperti, cercano delle coordinate concettuali entro cui inscrivere il proprio sentire poetico, ovvero una serie di regole basilari che, pur rispettando la diversità di vedute, siano condivisibili da un numero sempre maggiore di persone.

Definizione e caratteristiche
1. Lo haiku è un componimento poetico non rimato e privo di titolo, composto da diciassette sillabe (ortografiche o metriche), distribuite in tre versi o “segmenti fonetici”, secondo lo schema 5-7-5.
Esso non descrive direttamente le emozioni e i sentimenti del poeta; tutt’al più ne fa menzione, lasciando che le sensazioni traspaiano dall’osservazione del qui e ora naturalistico.
Il linguaggio dello haiku è un linguaggio semplice, immediato e privo di affettazione, volto a suggerire piuttosto che a spiegare.

2. Lo haiku deve contenere un riferimento stagionale, capace di evocare un sentimento stagionale sufficientemente forte.
Tale sentimento stagionale può emergere sia da parole od espressioni (kigo) specificamente legate a un dato periodo dell’anno, che dal contesto generale dello scritto, allorché le immagini evocate permettano al lettore di identificarsi con una precisa scena stagionale.

3. Lo haiku può prevedere una pausa o una cesura atta a dividere lo haiku stesso in due momenti:

statua di donna:
sotto i piedi nascono
mazzetti di iris

Marco Pilotto²

4. È ammessa anche la composizione di haiku redatti su un unico rigo (“haiku monoverso”).
Gli haiku monoverso prevedono uno schema metrico di complessive diciassette sillabe, generalmente suddivise in tre segmenti fonetici.
Negli haiku monoverso, deve parimenti essere presente un riferimento stagionale. Manca, tuttavia, una rappresentazione segnica dello “stacco”, laddove tale funzione è demandata al segmento fonetico centrale dello scritto, redatto in modo tale da permettere al lettore una pluralità di letture, tutte egualmente plausibili:

l’ultimo sogno va scomparendo il profumo dei tigli

Andrea Cecon³

In questi casi, dunque, il valore dello stacco non è demandato ad un’accezione grafica, ma alla semantica del momento mediano.
Nell’esempio che precede siamo, dunque, in grado di fornire una duplice lettura, con esiti espressivi nettamente distinti:

l’ultimo sogno [cesura:] va scomparendo il profumo dei tigli

l’ultimo sogno va scomparendo [cesura:] il profumo dei tigli

Note:
¹ L’On (“suono”), rappresenta l’unità fonetica di base in cui è suddivisibile una parola giapponese. Kireji (“parola che taglia”), invece, è un termine usato per indicare quella particolare categoria di parole che, nello haiku giapponese, segnano una pausa o una cesura del discorso poetico.
² Haiku pubblicato su Haijin Italia n. 15 del 30 gennaio 2014.
³ Versione originale in lingua inglese: my latest dream vanishes the scent of linden, pubblicata in Paper Wasp: A Journal of Haiku, Chapel Hill, Queensland, Australia, Vol. 15, n. 4, Primavera 2010.

Da: http://www.lucacenisi.net/lo-haiku-in-lingua-italiana/

Laboratorio: Angolo dello Zen

Cari haijin, la prossima esperienza, che comincerà martedì 17 e si concluderà mercoledì 18 alle 20 ha il titolo di “ Angolo dello Zen “ .
La parola Zen è derivata dal vocabolo cinese chan che a sua volta proviene dal sanscrito dhyana , che significa letteralmente visione ma non come illusione dei sensi bensì come la vista illuminata di sé stessi e del mondo. In Occidente lo Zen è spesso associato alla meditazione, che è un elemento importante della sua pratica ma non il solo. Lo Zen ha le radici nel Buddhismo, ma non si basa su testi o nozioni studiate ma sull’esperienza diretta ,nel rapporto tra maestro e discepolo (il maestro mostra la via ,non la racconta) e questa esperienza senza mediazione è stata spesso riassunta del termine “ qui ed ora” ,perché l’esperienza che facciamo è adesso ( non nei ricordi o nelle speranze) e nel posto in cui ci troviamo e che osserviamo. Lo spirito dello Zen è molto più che meditazione, infatti ha influenzato molte attività e arti ( poesia,pittura,teatro,arti marziali e molte altre).
Applicheremo questo spirito alle composizioni che posterete,siano esse haiku,katauta o altre ,sebbene le prime due siano più specifiche, perché la loro brevità rispecchia la concisione dell’attimo che viviamo. Potete postare una poesia per ogni forma ( un haiku,un katauta,ecc) rispettando le regole proprie di ciascuna( kigo,ribaltamento ecc.).
Come esempio ecco il famosissimo haiku di Bashō .

Furuike ya
kawazu tobikomu
mizo no oto

Vecchio stagno
una rana si tuffa
un suono d’acqua

E ora ,per entrare nello spirito Zen ecco un breve aneddoto:

Una volta Tanzan ed Ekido camminavano insieme per una strada fangosa. Pioveva ancora a dirotto.
Dopo una curva, incontrarono una bella ragazza, in chimono e sciarpa di seta, che non poteva attraversare la strada.
«Vieni, ragazza,» disse subito Tanzan. Poi la prese in braccio e la portò oltre le pozzanghere.
Ekido non disse nulla finché quella sera non ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte. Allora non poté più trattenersi. «Noi monaci non avviciniamo le donne» disse a Tanzan «e meno che meno quelle giovani e carine. E’ pericoloso. Perché l’hai fatto?».
«Io quella ragazza l’ho lasciata laggiù» disse Tanzan. «Tu la stai ancora portando con te»

Cari haijin,ecco la raccolta dei vostri lavori Zen ,avete scritto moltissimo e cose molto belle, un bel laboratorio davvero! I lavori prescelti sono stati accompagnati da un breve commento per far risaltare le caratteristiche che erano da ricercare in questo tipo di lavoro e che non sono sempre facili da trovare ed esprimere:

Angela Baldi

Tessono i ragni
fra i rami già sfioriti
Strade lucenti

E’ stato visto il lavorio di un animale
in un contesto triste ( rami sfioriti) ma al tempo stesso
,il loro prodotto è lucente gli opposti affiancati

Salvatore Cutrupi

Autunno mite
Al tramonto in giardino
una farfalla

Si osserva un giardino quieto
( autunno,tramonto) e d’improvviso la vita
una farfalla

Mauro Battini

Così lontano
un verso di cicala
Foglie sul fiume

Vista e udito, si vedono le foglie e si ode
una cicala,ma è lontana e con ciò si
esprime la solitudine, il vuoto

Cecilia Corona

Il fiume in piena
Una vecchia zattera
alla deriva

Semplice descrizione , fiume con imbarcazione
ma l’acqua è in piena ( vigoria,avanzare)
e la zattera è vecchia e non governa
( l’uomo in preda al tempo)

Lucia Ferrante

Tiepida sera
Nell’aria trasparente
un’ombra azzurra

Tutto è morbido,tiepido,trasparente
anche l’ombra non è nera
ma quasi cielo,serenità

Claudia Angileri

Giunge la notte
Nascosto tra i rami
un gufo tace

La notte è misteriosa nasconde le cose
e c’è silenzio. l’atmosfera è notturna ma
pacifica

Agnese Giallongo

Un incontro inaspettato
di primo mattino
cammina un monaco
va nella stanza del the
in preghiera

Quasi una foto street,
un attimo una figura inconsueta
che va per la sua strada
ognuno ha la sua vita

Daniela Cobaich Mascaretti

Luna d’autunno
che t’accendi e risplendi
Tutta d’arancio

a passi trafelati
già l’inverno vicino

Descrizione della luna insolita
non è fredda e bianca ma accesa
con colore caldo ed ecco il contrasto
tipico del tanka con l’inverno che arriva
e anche veloce quasi fosse in ritardo
immagine della vita che corre e noi
appresso a lei

Complimenti a tutti i partecipanti e in modo particolare ai prescelti ! Maurizio Felici

 

 

 

 

GOGYOHKABUN

Per scrivere un gogyohkabun bisogna costruire un breve racconto, mettere un primo gogyohka,
riprendere il racconto e alla fine finire con un altro gogyohka. E’ un haibun, solo che a differenza di questi, invece di intervallare il racconto con gli haiku, si scrivono dei gogyohka.

L’ultimo giorno

Arrivai trafelata in prossimità del cancello condominiale … era già  lì , la vedevo da lontano ed accelerai  per non farla aspettare.

Aprii lo sportello di corsa…-Non sapevo come accoglierti…con una musica ,ma non c’è la radio…con un fiore, ma sarebbe appassito, allora ti accolgo con un abbraccio..- Anche quell’anno eravamo giunti all’ultimo giorno di scuola, ma c’era una differenza rispetto agli anni precedenti: per me era davvero l’ultimo giorno di tutta la mia vita lavorativa.

Anche quella mattina, come tutte le altre, mi ero avviata verso casa di Laura, l’amica con cui viaggiavo da anni , mi aspettava all’ingresso

Mi commossi tanto che gli occhi mi si riempirono di lacrime, in effetti non ci avevo mai pensato, perché non volevo pensarci , come sarebbe stata d’allora in poi la mia vita…l’ultimo giorno di scuola…al solo pensiero sentivo il tempo che si dilatava a dismisura e mi sentivo piccolissima e fragile.

Bisogna essere

forti e avere

molto coraggio

perchè si resta

maledettamente soli…

La strada che percorrevamo ogni giorno per arrivare a scuola era una di quelle strade statali altamente trafficate..ogni giorno la facevamo con un po’ di ansia e per vincerla parlavamo del più e del meno, ma  sempre arrivavamo ad affrontare il discorso scuola…

Laura era stata  la prima collega che avevo incontrato arrivando lì dopo un trasferimento da un’altra sede dove ero stata per 18 anni…

…..così anche quella mattina arrivammo a scuola, io che sentivo un grande vuoto in me e Laura che faceva di tutto per rendermi la situazione serena e infatti appena arrivate vicino al tavolo delle firme, tirò fuori la macchina fotografica e …-Fermati, questo momento va immortalato, è la tua ultima firma…dai sorridi!!!-

Il tuo ricordo

nei meandri

della memoria.

Solo la musica

ti apre la porta.

 

 

Lettera a Francesca

Cara Francesca,
sono alcuni giorni che desidero chiamarti, è tanto tempo che non ci sentiamo. Lo sai che ti chiamo ogni volta che succede qualcosa di grosso  che non riesco a gestire da sola e, anche se dopo non ti racconto niente, tu cominci a prendere in giro tutto e tutti e la telefonata si risolve con una grande risata. Sistematicamente passa tutto e ci lasciamo con un “richiama presto, mi raccomando”, però sappiamo bene che passerà molto tempo; è così da quando entrambe ci siamo sposate e abbiamo i nostri impegni familiari e professionali.
I miei pensieri vengono interrotti da una voce:…”..ho incontrato …sai quello che abita vicino alla casa al mare di Francesca? Sai mi ha detto….che Francesca è morta….ha sofferto tanto, le hanno amputato persino una gamba”…….
Dio mio, può il cuore reggere a tanto dolore! Francesca tutto diventa grigio, non sento più nulla, volgo solo lo sguardo alla finestra della tua camera, nella casa dove hai vissuto da ragazza. E’ lì di fronte a me vuota, una casa che si è svuotata un pò alla volta, prima tua madre, poi tuo fratello, tuo padre e adesso tu….
Mi riporta indietro a quando avevo 15 anni e tu 20. Ero appena arrivata in questa casa, non conoscevo nessuno e una domenica, affacciandomi vidi un gruppo di ragazzi che ballavano. Mi fermai a guardarvi e tu mi salutasti con un cenno della mano , poi mi invitasti a venire da voi… Non me lo feci ripetere due volte, e da quel giorno diventammo amiche per sempre. Io fui per te la sorella che non avevi, tu per me diventasti il rifugio dove venivo ogni volta che in casa non ricevevo l’attenzione dovuta.

E’ il dolore

un singhiozzo

soffocato

in fondo al cuore

nudo

La tua casa divenne la mia, a qualsiasi ora io ero lì. Come viveva la tua stanza con i nostri discorsi sull’esistenza ,il nostro filosofeggiare durava per giorni e a noi spesso si univano anche Clara e Marisa. Che quartetto! Tu però eri quella che tirava i fili e ridevamo, ridevamo fino ad avere il dolore alle mascelle….
Quanti ricordi si affollano nella mente, Dio mio!L’ultima volta che siamo riuscite a ridere tanto è stato quando sono venuta in vacanza in Calabria con i bambini che erano ancora piccoli. La sera tutti andavano a dormire e noi restavamo sveglie al buio a ridere cercando di soffocare i nostri gridolini per non far svegliare nessuno.
Di giorno, poi, tu dipingevi e quell’anno mi hai fatto un altro ritratto…Mi hai chiesto di prendere la chitarra e suonare e mentre eseguivo le canzoni di Edith Piaf che a te piacevano molto, dipingevi il mio corpo abbracciato alla chitarra in una simbiosi di linee e colori….solo tu potevi cogliere il grande amore per la musica….quel sentire che gli altri non percepivano. Mi sarebbe piaciuto avere quel quadro…..Ti ricordi…..ti ricordi…ti ricordi…..
Perchè non mi hai permesso di salutarti? Non hai voluto che soffrissi , non hai voluto che ti vedessi distrutta da quel male incurabile? Perchè hai voluto essere sola con la tua angoscia? Mi sarebbe piaciuto essere io a chiuderti gli occhi nell’ultimo istante….Perchè hai chiuso quella porta che hai sempre tenuto aperta per me? Posso io dirti addio….ho impiegato un anno prima di scriverti questa lettera….addio…ma perchè?…….Ti voglio bene ,Francesca……

Svuotata ogni cellula

del suo soffio vitale

sono come un cieco

che ha paura del buio

 e del nulla immenso

 

 

 

Doppio Gogyohka

“Doppio Gogyohka”. Si tratta di scrivere due Gogyohka consecutivi, la particolarità del lavoro sta nel fatto che i due Gogyohka formeranno una breve poesia. Sono singoli Gogyohka che in sequenza raccontano, diventano narrativi.

Scrive una melodia
il silenzio.
Il silenzio mi insegna
a tacere, mi insegna
l’essenziale.

Il silenzio costruisce
un rifugio
negli abissi del cuore
tutto ha inizio
tutto si compie.

Poesia

Scrive una melodia
il silenzio.
Il silenzio mi insegna
a tacere, mi insegna
l’essenziale.
Il silenzio costruisce
un rifugio
negli abissi del cuore
tutto ha inizio
tutto si compie.

Il vento
spazza
le nuvole
nel grigio
cielo.

Le speranze
cadono
son uccelli
dal volo
fiaccati.

Poesia

Il vento
spazza
le nuvole
nel grigio
cielo.
Le speranze
cadono
son uccelli
dal volo
fiaccati.

 

BISSEDOKA

BISSEDOKA, lo dice la parola stessa, sta per due sedoka, cioè due sedoka consecutivi.
Per chi non fosse a conoscenza di questa forma breve di poesia giapponese, ecco una breve spiegazione : il sedoka è composto da due katauta. Il katauta si differenzia dall’haiku per contenuti e struttura sillabica,la sillabazione di un katauta infatti è 5-7-7, a differenza dell’haiku che è ripartito in tre versi 5-7-5. Nel katauta non sono obbligatori kigo e stacco, e vengono preferiti contenuti riflessivi,intimistici e dichiaratamente amorosi, e due katauta consecutivi formano appunto un Sedoka.
Torniamo dunque alla composizione del BISSEDOKA.
Si scrivono due sedoka in modo da porre una domanda nel primo e fornire una risposta nel secondo, tenendo ben presente che il contenuto dei due sedoka dovrà essere riferito chiaramente all’amore, al proprio intimo e alla riflessività.
Normalmente, in tutte le forme di poesia breve giapponese, non é prevista la punteggiatura. Si può usare il punto interrogativo, per evidenziare la domanda, o le domande poste.
Si può scrivere individualmente o in coppia (Rielaborazione di un articolo scritto da Giorgio Bino per il Laboratorio sul Bissedoka).

Lei

Son io naufraga

bianca solitudine

tanti profondi abissi

 

La luna nuova

risplende ora nel cielo

vieni è lunga  la strada?

 

Lui

Il mio cuore

ti scelse tra la folla

tu sei sola come  me

 

Voglio sentire

soltanto la tua voce

aspettami se mi ami

a.b.

Haiku su due righe

 

accovacciato-
al bordo della strada lo sguardo di un gatto

a.b.

Immagine

HAISAN

LABORATORIO DI G0GYOHKA A SPECCHIO DI MARIO DE SANTIS

Buona sera, cari amici haijin.

Questo che vi proponiamo e’ un nuovo laboratorio di scrittura , a specchio da una idea di kyoko

Titolo: La mia immagine specchio

Precedentemente kyoko lo aveva fatto per la tanka ed ora lo vuole riproporre anche per il gogyohka.

~ Scrivere un gogyohka , fino a quando non può essere letto al contrario e avere senso quando si legge a ritroso e, a volte, il significato cambia. Nel momento in cui si verifica questo cambiamento, si realizza una sorpresa in più perché non sempre accade, è un quid in più che regala eccitazione. Inoltre, quando si legge un gogyohka che ha un’immagine speculare, bisogna rendersi conto che si stanno leggendo due forme di poesia: le prime cinque righe sono il gogyohka, mentre le successive cinque righe sono l’immagine speculare del gogyoka che si legge al contrario.

Ma prima di passare agli esempi vi voglio ricordare una regola fondamentale del gogyohka che prevede che ogni verso abbia una sua autonomia per cui e’ facilmente invertibile con il precedente ed il seguente !

Esempio:

Gogyohka a specchio
Un lungo squillo
un campanello suona
dietro le tende di una casa da tè
Fisso il tuo volto
in una tazza di tè

specchio
In una tazza di tè
fisso il tuo volto
Dietro le tende di una casa da tè
un campanello suona
Un lungo squillo

Kyoko Bengala

————————

Ho scritto per te
senza la penna
nella mia anima
ho scritto con il cuore
cinque versi d’amore

Specchio

Cinque versi d’amore
ho scritto con il cuore
senza la penna
nella mia anima
ho scritto per te

Mario De Santis

———
Si potranno postare tre lavori ciascuno, in 3 commenti distinti, senza fuori concorso
Saranno premiati non i singoli lavori ma l’autore che , secondo lo staff, nel complesso ha scritto le composizioni migliori .
Per quanto riguarda i like sara scelto l’autore che avra totalizzato il maggior numero per tutti e 3 i lavori .

AVVERTENZA IMPORTANTE : Si possono postare anche lavori editi in precedenza in questo gruppo !

Il laboratorio parte da domani mercoledi e terminera’ venerdi’ sera alle 19,00

Buon lavoro

P.s.
Il precedente post e’ stato ritirato e qui riproposto solo per una modifica al calendario.

 

Comunico I risultati
del laboratorio del 18 luglio u.s. sul GOGYOHKA A SPECCHIO.
Innanzitutto vi faccio i miei ringraziamenti per la vostra partecipazione ed impegno .
Un ringraziamento particolare a kyoko per aver inventato questo nuovo genere di gogyohka che come vi e’ stato spiegato , consiste in un rovesciamento del gogyoka principale , venendosi cosi a comporre un altro rovesciato avente un suo ordine differente di versi ma la stessa armonia e significato .
Lo staff, ha deciso di premiare 8 autori ( due lavori per ciascun )

Gli 8 autori premiati :

Elia Scionti

Sei bellissima
dolcemente
sussurravi
Ma quant’eri bugiardo
amore mio

Specchio

Amore mio
ma quant’eri bugiardo
Sussurravi
dolcemente
sei bellissima

Claudia Angileri

Due bambini
si tengono per mano
si fidano l’uno dell’altra
si guardano sinceri
credono all’amore

Specchio

Credono all’amore
si guardano sinceri
si fidano l’uno dell’altra
si tengono per mano
due bambini

Valentina Meloni

voglio dimenticare
la mia parola di pace
l’offerta di un perdono
la bugia del sole alla sera
nello specchio infranto

Specchio

nello specchio infranto
la bugia del sole alla sera
l’offerta di un perdono
la mia parola di pace
voglio dimenticare

Rosaria Lo Bono

Senza fine
la vita con te
Anche oltre
resteranno indelebili
le nostre orme

Specchio

Le nostre orme
resteranno indelebili
anche oltre
la vita con te
senza fine

Angela Baldi

Senza di me sono sbocciate
le orchidee lasciate a sognare
nel letargo dell’inverno
Hanno dischiuso la corolla
pallidi petali rosati!

Pallidi petali rosati
hanno dischiuso la corolla
nel letargo dell’inverno
Le orchidee lasciate a sognare
senza di me sono sbocciate.

Vittoria Colucci

Continuo a cercare
la luna
nel pozzo
Impossibili
desideri

Specchio

Desideri
impossibili
Nel pozzo
la luna
continuo a cercare

Gina Bonasera

Scroscia la pioggia
mentre
sui vetri appannati
scrivo lettere
vuote

Specchio

Vuote
lettere scrivo
sui vetri appannati
mentre
scroscia la pioggia
.

Sebastiana Arca

Viaggiando con la mente
immagino luoghi meravigliosi
senza interferenze
va il mio pensiero
libero

Specchio

Libero
va il mio pensiero
senza interferenze
immagino luoghi meravigliosi
viaggiando con la mente
——
Oltre ai lavori premiati dallo staff , ho voluto evidenziare i vostri lavori bellissimi, scegliendone uno per ciascuno :

Vincenzo Adamo

Lenzuola di lino
profumano di pelle.
Il tuo corpo
indifeso
tra le mie braccia

Specchio

Tra le mie braccia
indifeso
il tuo corpo.
Profumano di pelle
lenzuola di lino

Maria Teresa Dotti

Luna d’oro
sei poco più d’uno spicchio
Ci guardiamo
I miei occhi bui
fissi sul tuo profilo

Specchio

Fissi sul tuo profilo
i miei occhi bui
Ci guardiamo
Sei poco più di uno spicchio
luna d’oro

Delfina Pizzi

Sulla scogliera deserta
luce di ginestra
Si fa piu’ azzurro il mare
oltre la vela lenta
Sei con me nel sogno

Specchio

Sei con me nel sogno
Oltre la vela lenta
si fa piu’ azzurro il mare
Luce di ginestra
sulla scogliera deserta

Rosa Maria Di Salvatore

In fremiti di stelle
si acquieta dolcemente
il frastuono del giorno,
di vento lontano
si veste il silenzio.

Specchio

Si veste il silenzio
di vento lontano,
il frastuono del giorno
si acquieta dolcemente
in fremiti di stelle.

Ylenia Monelli

Troppi perché
nascondono il mio volto
in un cuscino di piume
Raccolgo ora
l’ultimo frutto di un fiore

Specchio

L’ultimo frutto di un fiore
raccolgo ora
in un cuscino di piume
Nascondono il mio volto
troppi perché

Paola Corsi Magni

Guardo il mare
scivolano i pensiegri
sulla danza delle onde
nostalgia di un amore

Specchio

Nostalgia di un amore
guardo il mare
scivolano i pensieri
sulla danza delle onde

Ester Mastroianni

Era un sogno di sabbia
con l’eco del mare
quel castello per noi
l’avevo costruito
Ritornerai da me?

Specchio

Ritornerai da me?
L’ avevo costruito
quel castello per noi
con l’eco del mare
Era un sogno di sabbia

It was a dream of sand
with the echo of the sea
that castle for us
I had built it
Will you come back to me?

mirror

Will you come back to me?
I had built it
that castle for us
with the echo of the
sea
It was a dream of sand

Anna Buccoleri

Nella penombra
assaporo il silenzio
assorta nei ricordi
non mi accorgo di te
anche se vivi

Specchio

Anche se vivi
non mi accorgo di te
assorta nei ricordi
assaporo il silenzio
nella penombra

Cristina Agostinellii

La notte
guardo le stelle
e penso
Non dormo
aspetto

Specchio

Aspetto
Non dormo
e penso
Guardo le stelle
la notte

Ago Pal

Cullata dall’onde
assaporo l’estate
In lontananza
un eco
di struggenti melodie

Specchio

Di struggenti melodie
un eco
in lontananza
Assaporo l’estate
cullata dall’onde

—————————-
Ha raccolto piu like nelle 3 composizioni, Claudia Angileri con 15 voti .

Una menzione particolare va ai nuovi hajin iscrittisi di recente che hanno scritto veramente dei bei lavori !

Il CHOKA

Il primo esempio di poesia giapponese è il choka (poesia lunga). La metrica del Choka è un succedersi di 5-7, 5-7, 5-7, sillabe con finale 7-7. I componimenti si classificano per argomento in tre grandi categorie: miscellanee, poesie d’amore ed elegie.

Nella miscellanea possono trattarsi diversi argomenti anche della nostra vita quotidiana o qualsiasi altro argomento .

La elegia e’ un componimento improntato a motivi di confessione autobiografica o di sfogo sentimentale

NOSTALGIA

Scende la nebbia

sopra i dolci occhi stanchi

rarefatta  aria

che nasconde la forza

or si frantuma

in gelidi cristalli

Privo il corpo di vita

sospesa una carezza.

 

TEMA LIBERO

Sono soldato

oramai disarmato,

sono  chitarra

dal vento impolverata

Non voglio più cambiare

Sento battere il  cuore

 

AMORE

Breve un istante

nel chiarore del giorno

Si allontanava

per rifugiarsi in cielo

Pensieri attimi

d’amore fermi qui

Stelle sospese

sinfonia che scende

Sospensione cosmica

nel cuore  melodia